Tutto quello che ti sei sempre chiesto sul Barbaresco

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Il Barbaresco è un vino che attira l’attenzione di molti addetti ai lavori e non. Stiamo parlando dopotutto di uno dei vini italiani più noti al mondo. Insieme al barolo, con il quale condivide le uve, il Barbaresco è uno dei simboli di un modo di intendere il mondo dell’enologia made in Italy che ha fatto parecchi proseliti all’estero e non solo.

 

Se hai già acquistato su cantinettavino.it,  probabilmente già conosci i pregi ed i difetti di questo vino incredibilmente importante: dai colori al gusto il Barbaresco ha lasciato un solco profondissimo nella cultura italiana e non, stravolgendo il mondo dell’enologia con le sue etichette e l’immaginario che porta con sé.

 

Quando guardiamo a una bottiglia di vino di barbaresco, non possono non venirci in mente  le Laghe, zona in cui è consentita la produzione di questa particolare tipologia di vino. Neive, Treiso o Barbaresco sono luoghi che hanno distillato la loro cultura e la loro natura all’interno di bottiglie indimenticabili.

 

Scopriamo insieme tutto ciò che c’è da sapere su questo patrimonio nazionale.

 

Un vino per tutti

Barolo e Barbaresco sono due tipologie di vino simili ma allo stesso tempo diverse. Se, da una parte, il Barolo è sempre stato considerato il vino dei re, dall’altra il Barbaresco si è fatto amare per essere un vino decisamente più accessibile, per non avere sangue aristocratico in sé, e per essere rimasto legatissimo ad una tradizione decisamente più popolare

 

Se il barolo può essere considerato il masseto vino del panorama internazionale, dall’altra troviamo il Barbaresco che invece interpreta la parte del più democratico mateus vino.

 

Le prime orme di questo vino si devono all’epoca Romana. Studi archeologici hanno infatti dimostrato che già gli antichi romani iniziarono ad impiantare le prime viti di nebbiolo al posto delle querce. La prima etichetta con il nome Barbaresco porta la data del 1870, mentre la prima produzione commerciale ufficiale cominciò giusto 25 anni dopo.

 

L’esplosione di questa etichetta avvenne dopo la guerra, con la nascita della fondazione produttori del Barbaresco che attraverso un consorzio di decine di cantine trasformerà il vino nel simbolo di un territorio e della sua gente.

 

Una festa per la lingua

Come si fa il Barbaresco?
Per produrre una bottiglia di Barbaresco ci vuole una base composta al 100% da uve nebbiolo. L’appartenenza del Barbaresco alla denominazione DOCG implica che è la produzione di questo vino sia circoscritta solamente all’area appartenente ad  alcuni borghi delle Langhe e i cui terreni, a volte argillosi ed a volte calcarei, rappresentano il perfetto trait d’union per poter mettere insieme il gusto e la robustezza unici di questo vino.

 

Un elemento molto importante per la produzione di questo vino è la pendenza del terreno dei vitigni dal quale si ricava. La natura collinare delle Langhe e la composizione del terreno permettono all’acqua di venir drenata continuamente, dando così modo al Barbaresco di strutturarsi in maniera asciutta ed armonica: due delle caratteristiche per cui oggi è così apprezzato nel mondo.

 

Il periodo di invecchiamento minimo a cui deve essere sottoposto il Barbaresco è di 26 mesi: di questi, 9 devono obbligatoriamente trascorrere con il vino all’interno di una botte di legno. In caso di Barbaresco riserva, il numero di mesi di affinamento aumenta a dismisura, arrivando ben a 50.

 

La maniera ideale per conservare al meglio tutte le proprietà organolettiche del Barbaresco, è quella di riporlo in cantinetta vino incasso doppia temperatura. Quando apriamo una bottiglia di questo vino, la prima cosa sulla quale è importante soffermarsi è il suo colore: un rosso intenso con tonalità che vanno dal rubino al granato. Le sue sfumature sono, per gli appassionati, un vero e proprio spettacolo per gli occhi, ancor più se la bottiglia viene fatta invecchiare. In questo caso il vino acquisisce un particolare riflesso aranciato, davvero fascinoso ed interessante.

 

La posizione di un Barbaresco all’interno di un pasto è decisamente diversa da quella di un bianco o di un cava spumante. Il Barbaresco vede nei sapori forti i suoi migliori alleati ed è adatto per moltissime delle cucine regionali che fanno utilizzo di carni dai sapori decisi.

 

Tra tutti i vini italiani il Barbaresco è il re degli arrosti. Lo si può usare per accompagnare piatti di selvaggina, i tagli di carne cotti alla fiamma o alla griglia ma non solo; in molti lo accostano con successo anche a diverse ricette in umido come bolliti, spezzatini o brasati.

 

L’utilità del barbaresco non si ferma solamente alla carne: questo vino è perfetto anche con i cibi stagionati come diversi dei formaggi tradizionali italiani, e si abbina bene con  cibi piccanti. Se dovessimo associare però una stagione al Barbaresco questa sarebbe senza dubbio alcuno l’autunno: gli ortaggi autunnali, i funghi e soprattutto il gusto del tartufo bianco si adattano perfettamente alle caratteristiche organolettiche di questo vino.

Quando si avvicina la fine dell’estate, insomma, non bisogna far altro che comprare una buona bottiglia di buon barbaresco e una tra le numerose cantinette vino  in commercio per poterla conservare al meglio. E aspettare il momento opportuno per gustarlo insieme ai vostri piatti preferiti!